Sta di fatto che sì, insomma, non ho più nemmeno il tempo per andare in bagno figuriamoci per scrivere sul blog. Ma di cose ne son successe a pacchi, giuro, non so da dove iniziare.
In ordine sparso.
Sono stata al Salone del Libro per ragazzi di Bologna, un caravan serraglio che ve lo raccomando. Mi sono divertita la faccia quando non mi perdevo, e mi perdevo più o meno ogni dieci minuti. Mi sono sempre ritrovata, alla fine, ma non avevo spicci e questo è un bel problema quando ci sono file lunghe chilometri nei bar e tu hai sete e c’è il distributore automatico lì che ti guarda, pile di mezzi litri di san benedetto che ti fanno l’occhiolino, e te col sabbione in bocca, ma hai solo 50 euro tutti attaccati e alla farmacia ti hanno risposto
-No guarda, gli spicci servono a me per dare il resto.-
E tu -Va bene, mi dia le benagol alla menta fredda.-
E lei -Non ho da cambiare 50 euro.-
E te comprensibilmente -Ma vaffanculo- che non lo dici, lo pensi solo, ma lo pensi così forte che la commessa sente benissimo e ti guarda storto, e tu te ne esci fumante e assetata tale quale a prima.
Al salone del di cui sopra ci sono andata perchè se si vogliono fare picture books (per ragazzi, per adulti) ci si deve andare. Non avevo dietro nessun portfolio, ce lo porterò l’anno a venire. E avrò dietro una sporta di spicci, minimo, e un sacchetto di panini tipo Poldo che se avete mai letto Braccio di Ferro sapete chi è, se no, amen, non si può sapere tutto.
Poi, il bambino in scatola è ancora di là da venire perchè ho dei problemi colla carta. Nel senso che non trovo la carta adatta su cui fare i definitivi, persino la fichissima e costosissima Arches satinata da 300 grammi (d’oro si direbbe, visto quel che costa, invece no è solo cotone, pensa te, e dire che invece una Fruit of the loom XXL te la vendono a 2 euro) non fa quel che dovrebbe. Vale a dire facilitarmi la vita. Che resta incasinatissima difatti.
In compenso la Canson Mi-tientes che si imbarca solo guardandola perchè vanta una grammatura ridicola sta facendo un lavoro niente male nell’accogliere i definitivi della mia Filastrocca del Raffreddore che parteciperà a un concorso di qui a un mese. L’ispirazione per il testo mi viene dalla propensione dei miei figli a raffreddarsi e contagiarmi. E’ in effetti una cosa poco seria che se fossi finto-colta definirei un divertissement, ma son sempre sei doppie pagine di disegni da mettere insieme, e nel complesso non è poco, fidatevi. Fare libri è complicato. Fare storie è ancora più complicato. C’è da fare fatica, star su la notte invece che ronfare, sudare! Arrrgh! Mi sento come Achab che insegue Moby Dick: sferzata dalle onde del destino avverso, sulla prua di una nave pilotata più dai figli che da me.
Pomello sta mettendo i canini suo malgrado. Si capisce che ne farebbe a meno ma deve arrendersi al fatto. Anche noialtri ne faremmo a meno viste le nottate di passione che dobbiamo trascorrere a spupazzarcelo urlante e dolorante, ma anche noi ci pieghiamo ai voleri dentali. La Duda invece è sempre lei, se non che vuole vestirsi da sola. Andrebbe benissimo se tutti vivessimo alla velocità della deriva dei continenti. Ma essendo che la mattina per uscire di casa sarebbe meglio non impiegarci 24 ore la cosa ci complica un pochino la vita.
Per il resto tutto as usual. Ci si risente appena posso. Cioè mai.